S/conclusione su Fight club, il karma, l’essere: nuovi.


fightclub

Tyler, Tyler, dico Tyler perché non mi ricordo il nome del protagonista di Fight Club, ma solo il Tyler Durden. Era Trent, Travis, Trevor… who knows, who cares. In ogni caso c’è un’assonanza, assonnata a quest’ora tarda, ora amara, amare ere, amare ore, ore, ora lieta. Quindi. Oh, tu, altro protagonista, vero protagonista, perdona la mia amnesia pneumatica, la non-necessarietà di cercare sinossi su Wikipedia, che tutto quello che devo sapere in questo momento ce l’ho dentro, ed è che non hai nome perché sei me, perché sei tutti noi: il suo nome è Robert Paulsen!il suo nome è Robert Paulsen!il suo nome è Robert Paulsen! Ma: Oh! Quante cose si dispiegano ora, a un occhio ben allenato all’ambivalenza, alle realtà multivelo, raccogli lacrime, ma non irritare la mia ancor giovane pelle, che la voglio conservare così, ancora trasparente, una tenda che raccoglie il male del sole, ma la luce, quella luce… A quella luce permette di passare. Tyler. Quanto meglio si comprendono le storie, dopo che accadono, ma appena prima che finiscano davvero. Alla fine, e finalmente, avere la soddisfazione di una mossa inaspettata, avventata e spiazzante, cogliendo un senso ulteriore che l’altro non può comprendere, perché non ha specchio in cui guardarsi. Tyler. E non ha né volto, né corpo, né coscienza. Tutto è nella tua, di mente. Un incontro e la sfortuna ilare di un appartamento perfettamente pop, arredato solo per poter saltare in aria in maniera più spettacolare, e scagliare altri pezzi della tua vita superflua e obsoleta – ben più distanti da casa tua della serie di suppellettili da catalogo che hai collezionato, come: lavori, parole, eventi, passioni, persone – lontano, lontano, lontano da te. Così che tu possa finalmente vedere: coincidenze che non lo sembrano ma lo diventano, è la linea che inventa nuovi puntini, la scrittura automatica, i solchi già tracciati sulle nostre mani, la trance del karma che propone sempre lo stesso disegno, sempre la stessa settimana, settimana, settimana (repeat until fade) enigmistica. Finché non succede qualcosa, di cui nemmeno tu ti accorgi, perché non puoi, perché: deve: succedere. Maturo// è// il tempo. Inizia come è iniziata la vita, in quel modo insondabile in cui non esistono “perché” gli organismi monocellulari, la fotosintesi… la selezione naturale, la tutela dei misteri. E ormai è successo. Da quello, segue altro. Da una crepa si apre una falla, da un sasso nel lago molti cerchi, valanghe, farfalle… Simuli malattie incurabili per sfogare un dolore diverso ma ugualmente mortale, se te lo tieni dentro, e anche se volessi, adesso non ci riusciresti. L’elastico è cotto, il nodo del palloncino s’allenta, s’allontana sgonfiandosi così il segreto della tua infanzia. Ma mentre accade, tu non te ne puoi accorgere, rannicchiato come sei su te stesso, guardandoti le punte dei piedi con il terzo occhio, ce l’hai lì in fronte ma lo tieni chiuso, e strizzato forte forte. Ma ora che non c’è più niente “è quando abbiamo perso tutto che siamo liberi di fare qualsiasi cosa”, ora che hai SPAZIO, spazio vuoto, orizzonte scarno ma – ancora una volta – necessario, finalmente puoi trovare qualcosa di diverso da quello che ti sei convinto di voler essere per tutta la vita, per ripararti alla fine da una persona e da un dolore solo: la tua stessa vita, te stesso. E te ne accorgi solo quando ormai potrebbe essere troppo tardi, come stiano le cose, e come tutte le cose siano successe: come qualcosa bellissimo e perfetto e selvaggio e vero e buono a livello nucleare, sia stato alla fine usato da quella presenza ammaliante e malvagia che ti abita dentro, per produrre un male dalle conseguenze nefaste, un effetto contagioso che ora non nuoce solo a te stesso, ma anche agli altri. E si estende, si estende… Nessun fine giustifica i mezzi, neanche quando sei tu ad abusare da te stesso. Tu, a farti tutto quello che è successo, anche se ci arrivi dopo, a questo. Ci arrivi dopo che qualcosa che prima ti appariva perfettamente logico, nella tua nuova logica, all’improvviso non torna. Robert Paulsen che muore ti risveglia, il dettaglio sbagliato che distingue la realtà dal sogno, dalla fiction. E allora ti senti impazzire, e quasi morire, le ginocchia molli, il ventre che si scioglie ti collassa dentro, e – mio dio cosa ho fatto cosa sto facendo cosa farò cosa farò non farò – la mente risucchiata da un vortice freddo, raggelante, una spugna che lava via qualsiasi lucidità ti sia rimasta, e quello che è rimasto lo impasta, i grumi che restano sono sempre i puntini della stessa figura enigmistica: tranne uno…  mancanza che attiva quell’istinto che ti spinge a collegare i puntini del solito disegnino/schema in maniera del tutto diversa. E allora capisci. Come Tyler Durden: bellissimo, fortissimo, selvaggio (repeat 2), efferato e perfetto, ti abbia sedotto con argomenti assolutamente convincenti e splendidi aforismi. Come tu ti sia lasciato sedurre, perché alla fine era quello che volevi da sempre, un desiderio che hai continuato a nutrire per la tua intera vita, che sia spaccare tutto, che sia un amore da cantare. Paradossalmente, è proprio quell’esperienza che hai fatto: le botte, la liscivia, il saponificio di Paper street, i sabotaggi, il vandalismo, l’organizzazione, e in definitiva l’incontro con il tuo alterego malvagio, infante sessuale, affascinante e perverso, che ti ha permesso di trovare, quindi: avere la forza per fare quello che ora, vita/morte, stai per fare. Coraggio, fallo. Spezza quell’illusione, uccidi la tua stessa rabbia, uccidi la tua ferita pulsante. Fai con quella cazzo di matitina, un disegno a mano libera, la prima cosa che ti viene, basta che smetti di unire i soliti fottuti puntini come hai sempre fatto. E una volta che l’hai fatto, forse sei pronto per vivere davvero, in un modo che ti sia congeniale, anche se non ti sembra normale, e forse è troppo normale, è forse è strano che ti sembri troppo normale e alla fine, adesso ti senti bene, e pronto per qualcosa di nuovo e diverso. Vero.

Rochester: “siete diventata un essere umano, Jane [Eyre, n.d.r]”

 

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