La svastica sul sole, P.K.Dick


Anche se sul sole c’è la svastica il raggio su una lente d’ingrandimento produce ugualmente una bruciatura su un pezzo di carta: ad memoriam. Nessun simbolo particolare nei contorni frastagliati, un velo d’albero con gli anni contati, non cerchi, ma linee, quadretti, processi di candeggio. Cosa si vede attraverso i margini? La foresta brucia, la foresta è stata abbattuta, forse non è mai esistita, anzi: la foresta regna sui resti degli errori commessi. Valutazioni accurate, speculazioni, previsioni. Nulla è più inaffidabile del meteo, a Londra c’è sempre vento. Dicevi?

C’è una luce che si muove fra i tronchi, le fronde, il verdeggiare. Stai facendo segnali morse con il tuo specchietto?

Il nucleo attorno a cui ruotano i fatti di un romanzo ambientato in un mondo ipotetico: un romanzo ambientato in un mondo ipotetico, che realizza i dati grezzi dell’attuale realtà, eppure definisce un panorama del tutto diverso. Vista da un altro futuro, le alternative, la Storia, e persino la ragione sono una cosa diversa. Ecco i limiti della ragioneria del futuro, del senno di poi, persino: del destino. L’esattezza del vero è qualcosa al di là della migliore capacità di calcolo. L’immaginazione forse l’azzecca, ecco un caso di nefasta magia. Finché non ci sei, non lo sai se: è vero?

Il totalitarismo non lasciano scampo, al massimo cambiano forma, s’adatta. Diventa accettabile. Ecco l’apice dell’evoluzione. E la bocca accusa lo specchio di essere storto.

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