La nuova velocità dell’occhio cinematografico


Ieri sera sono andata al cinema. Il titolo del film è irrilevante.

Lì, abbandonata alla poltrona scavata a conchiglia, la postura molle dell’ostrica, mi sono detta: questo film è troppo veloce.

I movimenti degli oggetti 3d che ti saltano addosso: troppo veloci, anche. Il montaggio, troppo veloce per poter percepire l’immagine, la sua trasformazione dinamica, tutto troppo veloce per l’elaborazione analogica là dentro, nel cranio. E 3d a parte, ho avuto non l’impressione, ma la certezza ottica che qualche fotogramma sia sfuggito nell’alta velocità, infilandosi però inconsapevolmente nella memoria.
Quando sono uscita ero stanca, anche se non avevo fatto niente per [quanto?] circa due ore. Confusa.
Mi chiedo quanto la sovrabbondanza – in termini quantitativi e qualitativi – degli stimoli audiovisivi cambi le nostre percezione.
Se quelle dei bambini siano già modificate.
Forse sono già meno sensibili, inabili al silenzio e alla lentezza.

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