La religione del FARE


Te l’ho detto, te l’ho detto tante volte che pensare fa male. Te l’ho detto tante di quelle volte, che ho finito per pensarlo anche io, invece di farlo e basta, quel non pensare, e quando ho iniziato pensare, ho iniziato a sbagliare.
A distaccarmi nel modo più profano dalla religione del fare.

Eppure è così semplice. Non ci sono i comandamenti, perché di dieci ne basta uno. E non ci sono dogmi, né ombrelloni, né leggi che offrano riparo. E’ così semplice che proprio non la vogliamo imparare, perché non riusciamo a pensarla, e se non riusciamo a pansarla, non possiamo praticarla, questa religione del fare. E ci accontentiamo, ci illudiamo di metterci in mare, e di spostarci nell’acqua, anzi: di spostare l’acqua stessa, e non il nostro corpo, dicendoci che anche stare sui nostri salvagenti di pesci gonfiabili, enfiati, galleggianti di morte, fa parte del FARE. E’ così lampante e agghiacciante e insopportabile, pensare di non poter pensare, che il nostro cervello può riprodurre e attivare le connessioni/sensazioni della corsa, anche se non stiamo correndo. Solo pensandolo.

Eppure è così semplice. Vuol dire stare fermi quando si sta fermi, corre quando si corre. Nessun alibi, nessuno sfasamento nel doppiaggio, nessun doppiaggio alla vita, nessun raggiro. Vuol dire che invece di un idolo cerebrale, veneri un corpo intero, integro, o anche tutti. Vuol dire che usi invece di pensare cosa è meglio usare. Vuol dire che mangi e bevi e scopi e dormi quello che serve, ed evacui quello che non ti serve. Vuol dire seguire una direzione mettendo in fila i passi come proiettili, e sudare, invece di studiare itinerari, scorciatoie, tappe. Vuol dire che la paura, anche quella le FAI, e mentre la FAI la DISFI. Vuol dire che innalzi un culto di pratica ai tuoi calci in pancia. Vuol dire che eiaculi tutta la tua vita, invece di produrre ettolitri di pensieri bianchi che. Non. Creeranno. Mai. Nulla.

Vuol dire che non te ne stai lì con le mani in mano a leggere queste parole e a cercare di capirci qualcosa, ma chiudi la pagina e vai a fare quello che ti pare.

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