Le bacheche dei morti su Facebook


Tu l’hai mai vista la bacheca di un morto su Facebook?

Io sì. Ho visto i messaggi di condoglianza di “non ti dimenticheremo mai” e di “il Signore ti ha chiamato a sé perché ti amava troppo”, di “una canzone che ti piacerebbe” e di “sentiamoci per un aperitivo, ok?” di chi invece non sapeva niente, in una lapide di pixel aggiornata in tempo reale. E poi ho visto Ella Fitzgerald autocitarsi dall’oltreweb, e innumerevoli cloni non ufficiali di Heath Ledger e di Marilyn Monroe (solo perché è il suo anniversario, sagacemente segnalato quest’anno su innumerevoli “home”) sparpagliare link di autopromo alle memoria “come se fosse qui”. Ho visto ragazzi schianatati in motorino descrivere grandi curve paraboliche in paradiso, testimoniando che esiste ed “è una figata pazzesca!” e “Qui sto davvero da Dio” e “LOL”; e poi ragazze che pubblicano le loro foto dall’altoinbasso davanti allo specchio del bagno, instagrammate direttamente dall’aldilà.

Ma non compare mai nessun “Mi piace” sul cambiamento di status: “TizioCaio è morto”, perché in nessun database compare il campo eliso e perché oggi, la chiave dell’immortalità è il tuo username e password.

Se non metti la spunta su “Accetto – Condizioni di servizio” nel tuo testamento, non sarai nemmeno uno zombie.

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