Cose che ho perso per strada


Arrivo per l’ora del the, mi raccomando, tieni le tazze ben in caldo nella lavastoviglie, nel suo vapore, così che quando la aprirai uscirà tutto, come una nuvola, un’ultima esalazione di fabbrica, un ultimo respiro e basta. Io arriverò con una zolletta di zucchero sotto la lingua, vestita di innumerevoli strati di veli colorati e morbidi, racchiusa dentro a uno scafandro sporco. Arriverò, e tu mi guarderai stando sulla porta, la mano appiccicata al pomello, poi SCEGLIERAI di lasciarmi entrare. Ti sembrerò un mostro e ti metterai in pericolo, e sarà giusto così.

Verrò a mani vuote, lo sai, perché ho perso molte cose lungo la strada, e le dita non sono cadute anche quelle solo perché portavo i guanti, che le hanno tenute dentro. Non so ancora se sono attaccate, o se cadranno come 10 penoni sulla scacchiera a piastrelle del pavimento. Nelle mani vuote, non avrò neanche la forza di togliermi da sola quello scafandro, mi dovrai smontare, pezzo per pezzo. Prima la corazza, poi il corpo, poi le sue ferite e le sue piccole croste rossastre, poi tutti gli organi, e anche il sangue. Lo metterainella vasca da bagno, mentre gli altri pezzi-di-me dovrai disporli su una mensola – togli la polvere, prima di posalrli, o me la porterò dentro! – e poi dovrai, ad ogni costo dovrai, lasciarmi sola, aspettando che mi ricomponga, che metta tonnellate di crema sulla pelle nuova, che indossi nuovi vestiti, del profumo, che mi pettini i capelli e spruzzi la lacca. Sentirai il gorgogliare del sangue che sparisce di nuovo sottopelle, assorbito, capillarizzato. Smetterai di sentire il rimombo del cuore, quando lo rimetterò nella sua gabbietta di ossa, al sicuro. Non metterò nessun trucco, perché la mia faccia sarà così nuova da sembrarti una maschera di porcellana dipinta con pennelli sottilissimi, di colori verosimilissimi. E quando cercherai di strapparmi la faccia e mi farai male, sarai – saremo – contenti che ci sia quel dolore, anche quello nuovo, scintillante, così lustro che ci farà gonfiare il petto di orgoglio, prima di urlare.

E poi, dovrò riprendere confidenza con il tuo corpo, con il suo odore, con i tuoi movimenti, con il tuo modo di occupare lo spazio attorno a me, addosso a me, la pressione del tuo peso, l’attrito tra le superfici di contatto, l’ampiezza delle articolazioni, delle giravolte degli occhi e del collo, con tutti i loro significati, i loro voler dire che. Dovrò riprendere confidenza anche con questa cosa che chiami casa, con questa cosa in cui entri ed esci di continuo, questa cosa che attraversi con i tuoi passi lunghi, questa cosa che è così gentile da ospitarti e che ora sta preparando un lettuccio anche per me, nella camera a fianco alla tua. Ma prima, prima, prendiamo il the, perché per arrivare qui oggi ho fatto così tanta strada, e mi sono spinta così lontano che, mioddio… per la strada ho perso anche il sapore dell’acqua, ora voglio sceglierne uno.

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2 pensieri su “Cose che ho perso per strada

  1. gianni

    Bello. ..Nel leggerlo la sensazione che ho avuto e’ di aver imparato qualcosa di nuovo della vita…cioe le decine di sensazione che ci perdiamo nella vita frenetoca che conduciamo…bello davvero.ciao

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