La strada, corteggiamento e amnesia


Se tutte le cose si spogliassero delle loro sovrastutture, se fossero estrette dalle loro circostanze particolari, sarebbero tutte uguali. Le dinamiche tra due fattori rispondono alle stesse leggi, ripropongono lo stesso schema vitale, la stessa matematica mistica. La scrittura, ad esempio, è un processo di corteggiamento e amnsesia.

Per scrivere devi dosare la storia, devi concederti a poco a poco, devi lasciar intuire che sotto – o dopo – quelle parole – ci sarà di più. Non devi dire, o spiegare, ma lasciar intuire, suggestionare, alludere, ammiccare. Così tessi la rete che tiene in trappola il lettore, come da un amante che vuoi conquistare. Sfuggi, per farti seguire. E il miglior modo per fuggire è non sapere neanche tu qual è la direzione in cui stai andando, dimenticarla, anche se la sai, lasciar tracciare alle dita la mappa con il tuo percorso. Così sarai imprevedibile, così il gioco sarà più divertente. Il lettore ti segue, alla cieca, non sa perché ma lo fa perché deve. Lo sente. Anche lui dimentica quello che già sa: che tu vuoi farti inseguire, e anche il punto esatto in cui vi fermerete entrambi, sopra il tesoro.

Ne sono sempre più convinta. Ogni volta che scrivo, ogni volta che leggo.

Quando ho letto La strada di C. McCarthy però non me ero resa conto. Avevo notato la scrittura affilata, ludida, implacabile, il volo veloce di rasoio, l’accalcarsi del sangue sotto la pelle, prima che esca tutto il male accumulato nelle migliaia di parole precedenti. Leggerlo è stato una ferita che arriva prima del suo dolore, e mi aveva ricordato alcuni romanzi di Dostoevsky, in cui sembra che non succeda niente per molte pagine, ma senti che quelle molte pagine sono la preparazione, un allestimento, per qualcosa di più grande, qualcosa che poi spazza via palco e platea, facendo restare in mezzo alla piazza un’emozione pura, eretta, lucida come un paio di occhi gialli.

Poi, a circa un anno di distanza, il piccolo libro tagliente mi è tornato tra le mani quando mi sono messa a scrivere questo post per Stefanel Choices. Il tema: la seduzione, correlata ai libri e poi alle parole. Ne ho scelti 5 (Una spia nella casa dell’amore >>> Folgorazione – Cosmopolis >>> Febbre – Fight club >>> Rivoluzione – Crash >>> Collisione – Occhi blu capelli neri >>> Contatto), che segnano le tappe della seduzione. Ma La strada li racchiude tutti, e forse dà anche una lezione in più, se al dolore si sostituisce il desiderio.

Nonostante il romanzo sia ambientato nello stesso scenario di desolazione postatomica e si sappia dall’inizio come andrà a finire, non puoi fare a meno di divorarlo, di andare fino in fondo. Allo stesso modo, nella seduzione gli amanti sanno già come andrà a finire perché è dove entrambi vogliono andare. L’incognita è la strada, quello che succederà lungo il tragitto, non il se, ma il quando e il come succederà. Quali saranno le tappe, quali gli imprevisti. E nonostante si sia sempre le stesse persone, come il romanzo vive nello stesso paesaggio, tutto sembra nuovo, mai uguale a sé stesso. Sconosciuto. Gli amanti devono dimenticare tutto quello che c’è stato prima e quello che sanno ci sarà dopo, come Mac Carthy e i suoi lettori, per poter godere di romanzi, schermaglie, equilibrismi. Il respiro vive in uno stato di tensione, i corpi in allarme in immensi istanti di oblio. Cercano di allontanarsi dalla zona di pericolo, ma procedono inesorabili nella direzione fatale.

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GRAZIE a Luca per le foto

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