Semplici esercizi di sottrazione


Leggere la Trilogia della città di K. per recuperare l’oggettività, imaparare a evitare l’abbellimento, la menzogna, il giudizio, la ricerca di sensi, così che il bene e il male escano dalle quinte nella forma in cui sono stati concepiti. Abbandonare allineamenti giustificati della pagine per uscire dai margini, scrivere a cavallo delle righe come frequenze da elettrocardiogramma.

Ricordare i seminari teatrali in cui si eliminavano uno alla volta: la visibilità, la parola, le forze fisiche a mezzo divieto di utilizzare la corrente elettrica, comunicare verbale, raccolta di grossi tronchi di legna da far bruciare all’alba, durante il grande falò. Sondare abissi inconsci richiede il disinnesco della razionalità, del confort, dell’abitudine sociale.

Spurgare dal tempo utile ciò che provoca la perdita del tempo nel non-ricordo di come lo si è consumato, perché irrilevante, inutile. Di una candela bruciata non resta che lo stoppino, o proprio niente.

Preparare un altare spoglio al centro del petto, allargare le braccia, fare spazio, allontanare la schiuma della vasca da bagno, e poi allontanarsi da qualsiasi idea di pulizia, accumulare sedimenti di memorie, affilare intuiti con cui indidere la loro patina nera, per rivelari i colori di un graffito fatto a unghie ed erosioni.

Annullare rumori di fondo, sentire il ritmo di bassi arteriosi, seguirlo. Fluire all’esterno, allagare i vuoti con liquidi fotosensibili. Avere una sola fotografia di domani.

 

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