Quello che scrive il corpo dello scrittore


Oggi ho letto un articolo di Massimiliano Santarossa riguardo 3) il corpo dello scrittore e la sua immagine agli occhi del lettore, che ha riportato a galla una rilfessione che facevo qualche mese fa, in particolare riguardo 1) il corpo della donna e in scala minore 2) sul corpo della donna-scrittore.

1) Il corpo che si impone come presenza ingombrante e gigantesca, che predomina ed eclissa, che sempre e comunque – bello/brutto che sia – diventa un fattore che sbilancia il calcolo, il giudizio complessivo, l’esito finale. L’equazione donna non viene calcolata senza tener conto della risposta a un impulso sessuale, a una valutazione qualitativa inevitabile e insopprimibile. La parola donna sembra non avere un significato, né un referente, se non viene accompagnata da un aggettivo che altera la sostanza, che la rende visibile, qualificabile, incasellabile: bella/brutta/giovane/vecchia/sensuale/frigida.Ecc ecc ecc…

2) Il termine scrittrice, la sua connotazione sessuale sembra ribadire la sensazionalità che quelle parole provengano proprio dalle dita di una donna, e non come ci si potrebbe aspettare da quelle di un uomo. Scrittrice sembra solo la declinazione/derivazione/deriva del termine scrittore, un’altra costola di Adamo. Scrittrice ribadisce un discriminante genitale che non avrebbe motivo di esistere: non dovrebbe fregargliene niente a nessuno, di chi ha scritto, di che faccia ha, quanti anni peso altezza colore degli occhi, quale organo possiede in mezzo alle gambe, ma solo cosa ha scritto. Lo scrittore non ha sesso, è un genere neutro. Può essere una scrittura maschile o femminile, che poi non vuol dire un cazzo e a mio parere è anche irrilevante. Eppure. Il corpo femminile ribadisce – più di quello maschile – la sua esistenza di piombo e petali, generando frasi come “è bella e scrive anche bene” o “è brutta forte, però scrive bene”. La presenza cannibalizzante del corpo femminile mi provoca un desiderio di asessuarmi, diventare bi-dimensionale, anzi un punto, scomparire, di eclissare il corpo a sua volta dietro la scrittura.

3) Tralasciando le differenze di genere, e ammettendo che non facciano nessuna differenza, lo scrittore ha comunque un corpo/immagine che lo racconta, un romanzo in formato umano, mobile, respirante. Che è rilevante e come i suoi scritti appassiona o meno. Credo dipenda dalla capacità del suo corpo/biografia di generare altre narrazioni, che crescono radicandosi nei romanzi e si estendono, si ramificano nella mente dei lettori. Così che lo scrittore non diventa altro che un personaggio nei romanzi (immaginari) degli altri. Ma non tutti hanno la presenza del protagonista. E se la scrittura affonda nella vita, forse è necessario che ci siano facce strane e vicende eccezionali per creare scritture eccezionali. Non tanto nell’intreccio, ma nell’intensità, nella tenerezza del guscio e nella determinazione di voler essere autenticamente sé stessi a qualsiasi costo.

La pagina è lo specchio su cui la scrittura è restituisce il riflesso del corpo/biografia. Leggi e vedrai com’è la mia faccia oltre la forma apparente.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...