Cosmopolis


Eric, Eric, Eric non c’è nessuna differenza tra: il tragitto della limousine bianca – il guscio di lamiere da cui esci, spingendoti fuori, fino alla rottura – attraverso New york; il percorso degli impulsi elettrici sui tuoi nervi e lo sperma che risale l’uretra, il dito che si insinua nel tuo corpo verso la  prostata e l’attendibile minaccia che si fa strada, scivolando silenziosa, verso di te. Nessuna differenza tra le traiettorie dei proiettili e gli incontri casuali. Nessuna differenza tra le probabilità di incontrare tua moglie per caso 3 o 4 volte nella stessa metropoli, tra milioni di persone, e le oscillazioni dello yen, o quelle del tuo bacino su n donne diverse in n luoghi diversi, o quelle del ghiaccio nel bicchiere. Nessuna differenza soprattutto tra gli impulsi destrutturati che portano ad azioni improvvise, efferate, prive di logica, e la tua struttura cerebrale e la logica della struttura del romanzo: un’unica matrice che imprime la stessa forma alla città e ai tuoi tessuti, un’unica legge dinamica che genera le tue pulsazioni cardiache, i tuoi movimenti nello spazio, i movimenti dello spazio intorno a te, le possibilità che si verificano a sfregio di ogni statistica. Anche la tua resurrezione, a mezzo di un colpo di pistola. Anche un altro finale, e tutti gli altri contemporaneamente.

E sai una cosa, Eric? Che non c’è nessuna differenza l’ho VISTO anche io: c’è solo una differenziazione all’origine, tra tutte le cose, ma mai una reale differenza nella loro natura. Più esci dal guscio, più entri all’interno di te; più entri dentro di te – come quel dito che affonda – più riesci a vedere cosa c’è fuori. Un asse obliquo e spezzato, un angolo inesistente, un numero che è tutti gli altri, una retta piegata. La distanza più breve tra due punti è sempre un punto, che non hai ancora trovato. Usando il fiuto del veggente e i tutti i tracciati possibili si illumineranno nel fumo, elettrificati. La folgorazione del contatto indica quale seguire, veloce! E’ tutto quanto esiste di vero, oltre le lamiere, le corazze, la tappezzeria, il sughero, una porta, l’asfalto, i piani di un grattacielo, la biancheria intima, la carta moneta, gli schermi piatti, gli acquari, la sottile membrana di pelle, che ci separa dal resto. Ma non possiamo fermare l’osmosi.

 

QUI la mia recensione di Cosmopolis, per Bol Cafè

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2 pensieri su “Cosmopolis

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