Ritenzione lirica


mangiare palline di carta dove ho appuntato ricordi, suggestioni e presagi. Masticarle impastanbole di saliva e poi giù nello stomaco, a sedimentare, al macero! E poi prendere altri folglietti scarabocchiati e stiparli ovunqe ci sia spazio, negli interstizi tra una cellula e l’altra – lo sai che la cellulite è una malattia, proprio come la scrittura? – sotto le unghie, arrotolati nelle orecchie, sottopelle come microchip analogici. rimepire ogni cellula di audio-ricordi e sussurri liquidi inettati in laboratori a cielo aperto da siringhe e clisteri. E poi tenere tutto dentro, finché non macera e diventa concime, il corpo fertile di digestioni, nustrimenti/escrementi, la pelle gonfia così tanto che non sembra poi così distante dal mondo. Tenere tutto dentro, dicevo. E tutto si gonfia, sale il livello fino alla gola, fino a scavalcare i denti, si gonfia di piccoli batteri che battono sul cuore, piccoli battiti che bussano alla porta, che chiedendo di entrare, chiedendo di uscire. e solo quando sarà piena e non ci sarà spazio per altri accumuli o ritenzioni liriche, io mi lascerà andare sul bianco di un cesso o su questa pagina, per liberarmi della mia poeticissima cagata.

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