Facce oneste


Voglio incontrare visi aperti come panorami collinari naso-zigomo-mento, sorrisi spalancati con labbra a battente da cui filtra sole bianco e denti tra cui scoppiano palloncini. Sguardi trivellati dino al cuore a contatto diretto con coronarie di re poveri, occhi come vetrine senza vetro in cui allungare la mano e prendere, toccare qualcosa di vero senza dover pagare, palpebre come sportelli automatici in cui non serve inserire la tessera, prego, iridi lampeggianti a sangue e guance gonfie di buon cibo e pane strappato a morsi, sopracciglia che disegnano ponti alti di corde sottili e voli di rondini a intrecciarle, rughe come piccoli inchini e applausi e nessuna scusa su palcoscenici epidermici, menti che non mentono né tradiscono quello che per la mente passa, passaggi che disegnano la pelle senza filtro e risate a ganasce aperte, nessun fermo amministrativo al veicolo, nessun divieto d’accesso, solo strada libera e via andare [andare, andare, andare].

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Un pensiero su “Facce oneste

  1. william dollace

    il cambiamento è l’altro specchio dell’evoluzione come un intelligenza svestita di ogni preservativo, andare, investire ogni segnale, piegarne ogni fottuta visuale.

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