Verso esotiche destinazioni


e la presa di posizione, in punta di cuore, in pompa magna atrio-ventricolo, imprime la forma, proietta il futuro in vettoriale. E nonostante la proiezione che si affaccia timida su quel muro bianco sia di certo quella più adatta, armonica, accordata, presagio di colori, questo non impedisce alla prospettiva lontana di inventare un vento di linee – come tormenta, bufera, uragano – che soffia dal punto di fuga. Un vento che sradica e scava, scava, scava dentro, scagliando gli alberi e i tetti in una danza di tegole e rami sospesi. Così nella terra restano buchi, buchi profondi e irregolari, che sentono la mancanza di quelle piante, radici come nervi recisi, che non capiscono, che impazziscono, perché non si sanno proprio spiegare come sia possibile sentire qualcosa che non c’è, che non c’è più. E i buchi si riempiono d’acqua, diventano pozze di fango in cui è sempre autunno, mentre le palme viaggiano quasi immobili nel cielo azzurro – niente vento, niente onde, calma piatta – impacchettate su un cargo in mezzo all’oceano, trasportate verso qualche esotica destinazione,  in attesa di tra-pianto.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...