Irriconoscente #2


e poi sai, stasera pensavo, mentre mangiavo quella polverina diventata la solita zuppa, che se ci fossi stato tu, sarebbe stata un po’ più buona, e che forse avrei riso, e mi sarei alzata molte più volte dal tavolo.
E mentre tenevo in mano il cucchiaio, pensavo che invece avrei potuto tenere la tua mano, e che tu avresti potuto tenere me, stretta tra le dita, al riparo, per farmi dormire nel palmo, accoccolata a cavallo tra la linea del cuore e quella della vita
e allora ho continuato a pensare a quelle tue linee che scorrevano su di me, a sorvolarmi come i cavi dell’alta tensione, con il loro eco magnetico, registrandosi sulla mia pelle, seguendone ogni linea biforcuta e deviata, registrando su un nastro da tenere in archivio anche quello zitto frusciare del pensiero, che le telecomanda, proprio là dove voglio
proprio là dove ho bisogno
che arrivino a scaldarmi
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