Sotto le mani c’è un volante invisibile che sterza spirali e rettilinei cutanei. Il percorso per arrivare a una qualsiasi destinazione si può fare solo a occhi chiusi, perché la vista crea una memoria labile ed evanescente, mentre le mani apprendono, si impregnano, rimpiendondo le volute digitali di minuscole particelle-campione del mondo e premonizioni micidiali. I recettori afferrano ogni possibile variazione sensoriale di temperatura, consistenza, materiale, stato solido/liquido/aereo. Ticchettano su terreni epidermici e artificiali senza incertezze, l’unica lentezza dettata dal piacere dell’osservazione tattile, trasmettendo il movimento viscerale per pressione/distanza/movimento. La frequenza delle pulsazioni vitali ritmata sulla tastiera, mille sensori e cavi invisibili ancorati alle dita, come una medusa. L’ustione e la rivelazione provocate per contatto cancellano la pelle e qualsiasi barriera, marciapiede, strato, protezione, e le dita affondano, abissali, inconsce. Mistiche. Nella carne vulnerabile e tenera, midollare. Con le mani posso toccarti le ossa, e tu puoi toccare le mie. Puoi vedere con esattezza le linee oblique delle mie armature d’acciaio nel cemento, lo scheletro della mia città vivente. Puoi vedere l’esatto processo di edificazione di me scorrere 2500 fotogrammi/s lungo i tuoi nervi. [CONTATTO]. Mi aggiro bendata, tendendo mani sensitive. [Contatto]. Anche lo spazio vuoto che circonda una forma, una presenza, un corpo delimita e definsce una presenza, la sua selazione inversa. [CONTATTO]. Un’elettricità esoterica mi guida nell’estensione che mi confonde con l’esterno, l’estremità delle falangi tesa e puntate di mille fucili magnetici, pronti a indicare le esatte coordinate di qualsiasi fonte naturale di acqua. [CONTATTO] E la folgorazione viene succhiata della zona più buia del cervello con strette labbra da rettile, continuando a bruciare in un incendio invisibile.
Le dita sanno sempre come trovare la strada.