Dimmi l’esatta definizione – verticale/orizzontale – del verbo “decantare”. La trovi nelle traiettorie che uniscono i puntini senza senso del riquadro bianco, la trovi negli indovinelli e nei rebus. La risposta si forma poco per volta, anche la parte di una lettera non è altro che una linea, devi aspettare il momento giusto per agire, agire e basta, finché non si vede il disegno completo, seguire gli indizi senza barare, senza cercare nessun wiki o kiwi o vaffanculo. Ora sono stanca, non riesco a scrivere, eppure lo sto facendo. Nulla di definitivo, per carità, è solo una parte del processo con cui si definisce il verbo decantare. e mi chiedo che significato abbiano le facce di questi uomini, e ogni istante e ogni oggetto che tocco. Quale rebus nascondono le loro facce e le loro mani, le superfici e i volumi? Cosa vogliono dire tutte queste parole? Voglio trovare questi significati, risolvere l’enigma, e guardare fuori dalle finestra, e sentire la prospettiva del cielo nel punto di fuga indefinito, nei miliardi di punti di fuga che esistono nella linea che definisce l’orizzonte. e seguirli come indizi, i presagi del futuro prossimo, riempire la crittografia esistenziale con l’intuito, accettare le regole di probabilità, ricorrenza e frequenza, e l’asimmetria, ammettere l’eccezione. Ammettere che non esista nessuna soluzione razionale. E l’esatta definizione del verbo “decantare”, verticale/orizzontale, obliqua, non è altro che saper aspettare la risposta, attraversati da tutto.