togliere dalla pelle la pelle
morta
esfoliare la prima carne
perché poi possa morire anche quella
ricostruirsi e replicare
quella membrana sottile
mettere l’urlo sottovuoto
nella bolla di neve
che sigilla dalla polvere e tiene al riparo
preserva dall’intrusione violenta, dai colpi percossi che arrivano
a sbattere le ossa
dal freddo e dal caldo
solo per poter replicare anche quella, anche quelli
anche questa
intrusione
azione di spionaggio
di periscopi e penetrazioni e polvere da sparo
tra valli e mari e monti
di Venere
solo per sentire di nuovo
la punta che buca
lasciando aperto il passaggio
in cui s’infilano e corrono at/traverso
treni a vapore, epoche e ferraglie
e abiti vuoti e pieni
e spoglie, stendardi, lenzuola sporche e detriti
tetti di neve e panchine di maggio
in cui entrano teste di cazzo
ed escono teste di bambini
sangue grida e sorrisi
e la verità si spacchetta
davanti ai tuoi occhi
ti investe e ti sorpassa
lasciandoti addosso
il solo un segno bianco
che scivola con tutti gli altri
dalle pupille
in fondo in fondo
al cranio
Il 7^ capoverso è da schizzo di piacere. Da una botta e via. Nemmeno leggendo La Strada di C. MacCarthy ho ricevuto questa botta.
Oddio, che complimentone, grazie!
Beh si certo mmh proprio come ne La Strada dai versi emerge una chiara morbosa voglia di descrivere il tutto, una forma di panismo degna del miglior D’Annunzio.
E poi lo schizzo c’entra sempre. Uno tsunami di piacere incontrollato. Un’onda anomala che sbatte forte. Onomatopea al 99,99%.
Tutto esiste nello schizzo